Il colpo d'ala
- by FDG
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16 luglio 2020
Lettura: Esodo 3:1-10
Dio affida a Mosè il compito di liberare Israele dalla schiavitù in Egitto. Mosè, prima di ricevere da Dio questo compito, trascorse 40 anni nel deserto di Madian. Il deserto serve come tempo di preparazione e riflessione, per Mosè, per essere all’altezza del compito di rilievo che Dio gli stava affidando. Mosè aveva infatti un carattere irruente e impaziente, quindi doveva imparare a riflettere ed essere paziente prima di agire.
Che cos’è rappresenta oggi per noi credenti il deserto? Il deserto “spirituale” è un luogo di solitudine in cui ci si trova quando viene meno la propria comunione con Dio e con i propri fratelli, in si sperimenta che la nostra anima e affamata e assetata. In altre parole la Parola di Dio risuona vuota nel proprio cuore.
(Salmo 22:1) Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!
(Salmo 42:1) Come la cerva desidera i corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio.
(Salmo 43:3) Manda la tua luce e la tua verità, perché mi guidino, mi conducano al tuo santo monte e alle tue dimore.
Il salmista si sentiva dimenticato e si lamentava con Dio. Il dolore ed il pianto si abbattevano su di lui notte e giorno, e parlava delle difficoltà e dei problemi che lo affliggevano tanto da farlo sentire come se stesse in fondo ad un abisso o in un labirinto senza uscita. Nel salmista traspare un’angoscia profonda, ma allo stesso tempo continua ad avere piena fiducia in Dio.
(Salmo 42:5) Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio.
Anche noi credenti ci troviamo ad affrontare delle realtà fisiche, morali e spirituali che ci portano a domandarci: Perché tutto questo mi accade? Che cosa mi sta insegnando il Signore?
È umano lasciarsi andare allo scoraggiamento e alla depressione quando non ci sentiamo bene, o quando non siamo in comunione con Dio, o quando non lo siamo con i nostri fratelli. Qualcuno potrebbe affermare che un credente non dovrebbe essere mai depresso, ma ci sono tanti esempi nella Bibbia che ci fanno vedere l’esatto contrario. Tanti uomini di Dio hanno attraversati periodi di crisi e di profonda depressione. Ad esempio Davide, Geremia, o Giobbe, la cui pazienza è diventata proverbiale. Giobbe venne fuori dal suo stato di profonda depressione quando tolse lo sguardo da sé stesso e dal proprio stato, e lo diresse verso Dio, pregandoLo per sé stesso e per i suoi amici che lo deprimevano. Giona chiese a Dio di morire! Sappiamo benissimo che il desiderio di suicidarsi deriva da uno stato di depressione.
La paura e la disperazione sono sentimenti umani che devono stare lontano da noi. È vero che possiamo attraversare un periodo di depressione, ma possiamo venirne fuori solo se stiamo vicino a Dio e in comunione con tutti gli altri fratelli. L’aiuto viene nel momento in cui non c’è l’aspettiamo. Dio nel deserto della solitudine vuole insegnarci qualcosa. I nostri pensieri non sono i pensieri di Dio.
Certamente in uno stato di sofferenza e di debolezza, il diavolo ne approfitterà per attaccarci facendoci credere che Dio ci ha abbandonato, ma dobbiamo stari attenti. Satana ci attacca amplificando i nostri problemi facendoli sembrare più grandi di quello che sembrano realmente, e ricordiamoci che egli è stato sin dal principio del mondo il menzognero dei menzogneri.
Gesù Cristo ha detto ai suoi discepoli:
(Giovanni 16: 33) Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.
Perché Gesù ha detto queste parole? Perché Egli sa che satana vuole spingerci nel deserto spirituale e farci piombare nello scoraggiamento e nella depressione, allontanandoci dalla comunione con il nostro Dio e con la nostra chiesa.
A volte l’insoddisfazione, i torti subiti, i rimpianti, i sensi di colpa, possono determinare uno stato di prostrazione, ovvero manifestiamo la nostra debolezza fisica, morale e mentale, e ripieghiamo su noi stessi i nostri mali e i nostri limiti. Tante volte viviamo in funzione di essi senza cercare un “colpo d’ala” per superare il cerchio che l’avversario sta stringendo intorno a noi. Ecco perché dobbiamo chiedere a Dio la forza affinché ci aiuti ad uscire fuori dal deserto spirituale.
I motivi che ci conducono nel deserto spirituale possono essere molteplici. Davide ad esempio, ebbe dei momenti di depressione che non furono solo causati dall’invidia e dall’odio che aveva Saul nei suoi confronti, ma anche per i suoi gravi peccati commessi nei confronti di Dio.
Le crisi a volte sono necessarie perché portano a risolvere delle situazioni ambigue dalle quali occorre uscire, altrimenti persisteremmo nella nostra malattia spirituale.
L’uomo a causa della sua disubbidienza ha paura di Dio. Adamo ed Eva, dopo che peccarono, si nascosero nel giardino dell’Eden perché avevano paura di Dio. L’uomo ha sempre avuto l’idea di Dio come uno che castiga, ma Dio dice all’uomo: non temere! Qualcuno ha affermato che nella Bibbia vi è un numero pari a 365 di “non temere”.
Tante volte è facile farsi prendere dallo sconforto quando il nostro guardo è “orizzontale”, cioè quanto è rivolto alle difficoltà e ai problemi che ergono davanti a noi come montagne insormontabili.
Dio ci dice di non avere paura, perché ci soccorrerà e non ci abbandonerà quando siamo nel pericolo. Egli è pronto a consolarci quando ci troviamo nell’afflizione.
(Salmo 121:7-8) Il SIGNORE ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l'anima tua. Il SIGNORE ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre.
A tutti coloro che hanno messo la piena fiducia in Dio, Lui rivolge queste stesse parole dette a Mosè: sii forte e fatti d’animo. Tante volte sembra di essere in un tunnel senza uscita, ma il nostro cuore si apre mentre intravediamo la luce in fondo alla galleria.
(Isaia 40:1-3) Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del SIGNORE il doppio per tutti i suoi peccati. La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del SIGNORE, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio.
Dio è degno, per la Sua fedeltà, di tutta la nostra fiducia. Egli resta fedele alle sue promesse anche quando e noi siamo infedeli, perché non può rinnegare sé stesso (II Timoteo 2:13).
(Isaia 41:10-13) Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia. Ecco, tutti quelli che si sono infiammati contro di te saranno svergognati e confusi; i tuoi avversari saranno ridotti a nulla e periranno;
Facciamo nostre queste parole. Dio ci ama ed è sempre con noi anche quando attraversiamo dei momenti difficili e di “deserto”. Se faremo quello che Dio dice, vedremo il nostro deserto trasformato in un luogo di fonti e di benedizioni. L’uomo che confida in Dio è felice, perché Dio è felice di averci salvato.
Tutti i figli di Dio saranno sempre tentati dal nemico. L’apostolo Paolo dice ai Corinti:
(I Corinzi 10:13) Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via di uscirne, affinché la possiate sopportare.
Dobbiamo ringraziare Dio perché ci consola in ogni nostra afflizione.